A cura della Redazione Parkinson.live. Articolo aggiornato all’11 ottobre 2026. Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono le indicazioni del neurologo.
In sintesi
- Gli studi controllati sulla cannabis (marijuana) nel Parkinson sono ancora pochi e piccoli. Le prove più solide riguardano i sintomi non motori, come dolore, sonno e ansia. Per il tremore e la rigidità i risultati sono incerti.
- Molte persone con Parkinson la usano già, spesso senza una guida medica. Chi la usa riferisce soprattutto sollievo per sonno, dolore e ansia. Sono esperienze soggettive, non prove di efficacia.
- La cannabis può interagire con diversi farmaci e aumentare sonnolenza, capogiri e pressione bassa. Non va mai assunta insieme ad altri farmaci senza parlarne con il medico.
- In Italia la cannabis a uso medico è possibile solo con prescrizione medica. Il Parkinson non è tra le indicazioni elencate nel decreto ministeriale di riferimento, e questo incide su rimborsabilità e modalità di prescrizione. In fondo all’articolo trovi le regole e i punti di accesso regione per regione.
Cosa dice la ricerca
La ricerca sulla cannabis nel Parkinson è ancora giovane. Per capirne il quadro conviene distinguere tre tipi di studi.
Revisioni e meta-analisi. Una meta-analisi pubblicata sul Journal of Parkinson’s Disease nel 2022 ha esaminato 5 studi randomizzati e 18 non randomizzati. Gli autori concludono che non ci sono prove convincenti per raccomandarne l’uso nei pazienti con Parkinson, ma segnalano possibili benefici su tremore, ansia, dolore, qualità del sonno e qualità della vita. Un’altra revisione, pubblicata su Cannabis and Cannabinoid Research nel 2023, ha analizzato 13 studi clinici e riporta miglioramenti dei sintomi motori rispetto al placebo con cannabis, CBD e nabilone, con effetti collaterali generalmente lievi. Le due revisioni non sono del tutto concordi sui sintomi motori, e questo è uno dei motivi per cui il quadro resta incerto.
Studi clinici randomizzati. Sono pochi e spesso piccoli. Nel 2017 una sintesi scritta da neurologi su Neurology International Open (Gandor ed Ebersbach) ha osservato che, dei quattro trial randomizzati esaminati, uno solo ha trovato una riduzione delle discinesie causate dalla levodopa, mentre gli altri tre non hanno mostrato effetti sui sintomi parkinsoniani. Gli autori sottolineano che i casi clinici isolati avevano suggerito miglioramenti più ampi di quelli confermati dai trial.
Studi sugli animali. Una meta-analisi del 2022 su BMJ Open Science ha esaminato 41 studi condotti su modelli animali di Parkinson e ha riscontrato effetti sui sintomi motori. È un dato utile per capire i meccanismi, ma i risultati sugli animali non si trasferiscono automaticamente all’uomo.
Gli studi più recenti. Negli ultimi anni sono arrivati nuovi trial randomizzati, e i risultati sono per lo più deludenti. Uno studio brasiliano su 101 persone con Parkinson e dolore cronico, pubblicato su Movement Disorders nel 2026, ha confrontato per circa nove settimane un olio ricco di CBD con poco THC con un placebo. Non ha trovato differenze sul dolore né sugli altri sintomi non motori ed è stato interrotto in anticipo per mancanza di efficacia, pur risultando ben tollerato. Un trial thailandese di 12 settimane su 60 pazienti, pubblicato nel 2025 su Parkinsonism & Related Disorders, ha usato basse dosi di CBD per via sublinguale. Non ha mostrato peggioramenti motori, cognitivi o dell’umore, ma nemmeno benefici chiari, a parte un piccolo miglioramento in un singolo test di memoria delle parole. Questi studi non chiudono la questione, perché sono piccoli e hanno usato dosi contenute, ma non confermano i benefici riferiti nei questionari.
Il punto da tenere a mente. Allo stato attuale delle conoscenze, non risulterebbe alcuna prova che la cannabis rallenti la malattia. Le evidenze disponibili riguarderebbero il sollievo di alcuni sintomi, non la cura.
Non esiste “la” cannabis
Quando si parla di cannabis si mettono insieme prodotti molto diversi, e questo spiega in parte perché gli studi danno risultati discordanti. Nel linguaggio comune si parla spesso di marijuana, che indica le infiorescenze essiccate della pianta: anche la cannabis medica che si ritira in farmacia è in gran parte costituita da infiorescenze, ma con un contenuto di principi attivi standardizzato e controllato.
- THC e CBD. Il THC è il principio che altera lo stato mentale e dà più effetti collaterali, come sonnolenza, capogiri e confusione. Il CBD non ha effetto psicoattivo. Il rapporto tra i due cambia molto da un prodotto all’altro, e con esso gli effetti.
- Modo di assunzione. Inalata con un vaporizzatore agisce in pochi minuti e per poche ore. Assunta come olio o decotto agisce più lentamente e più a lungo, ed è più difficile da dosare all’inizio.
- Dose e qualità. I preparati in farmacia hanno un contenuto di principi attivi dichiarato e controllato. I prodotti acquistati altrove no.
Per questo un risultato ottenuto con un certo prodotto non vale automaticamente per un altro, e la scelta del tipo di cannabis, della dose e della via di assunzione spetta al medico.
Cosa dicono le persone
Le indagini su pazienti con Parkinson raccolgono esperienze soggettive. Sono preziose per capire come la cannabis viene usata nella vita reale, ma non dimostrano che funzioni: manca un gruppo di controllo, e chi risponde a un questionario sulla cannabis è spesso già convinto di trarne beneficio.
Chi la usa e per cosa. Nell’indagine della Parkinson’s Foundation americana, condotta su 1.064 persone con Parkinson, circa un quarto ha usato cannabis negli ultimi sei mesi. Tra questi, i sintomi più trattati sono stati ansia (circa 45%), dolore (44%) e disturbi del sonno (44%). Il tremore e la rigidità sono comparsi, ma meno frequentemente (Parkinson’s Foundation, npj Parkinson’s Disease, 2021).
Quali benefici dichiarano. In un questionario online anonimo su quasi duemila persone con Parkinson, pubblicato su Movement Disorders Clinical Practice nel 2022 (Holden et al.), più della metà dei rispondenti ha riferito miglioramenti di dolore, ansia, agitazione e sonno. I benefici dichiarati sono in genere lievi. Chi usava prodotti con più THC riferiva più miglioramenti su tremore e depressione, ma anche più effetti collaterali come secchezza delle fauci e rallentamento dei movimenti.
Un’indagine tedesca condotta dall’Università di Amburgo e pubblicata nel 2021 sul Journal of Parkinson’s Disease (Yenilmez et al.) ha raccolto 1.348 questionari, in parte tramite la rivista dell’associazione tedesca dei pazienti. Circa l’8% dei rispondenti usava la cannabis per il Parkinson. Più del 40% di loro riferiva riduzione di dolore e crampi, e il 68% di chi inalava THC segnalava miglioramenti dei sintomi.
Anche i pazienti che smettono. Nella stessa indagine americana, quasi un quarto dei consumatori ha smesso nei sei mesi precedenti, soprattutto perché non ha notato miglioramenti. Molti pazienti non hanno parlato del consumo con il medico: nel questionario di Holden, quasi un rispondente su tre non lo aveva detto al proprio medico.
Come leggere questi dati. Le esperienze sono sincere e meritano di essere ascoltate, ma restano soggettive. Chi risponde a questi questionari è spesso chi ha già un’opinione favorevole, e il sollievo percepito può dipendere anche dall’effetto placebo.
I possibili rischi con gli altri farmaci
La cannabis non è innocua per il solo fatto di essere naturale. Il principale problema è che può interagire con i farmaci che molte persone con Parkinson già assumono.
Sedativi e farmaci per dormire. Possono sommare la sonnolenza, con rischi di cadute e difficoltà di coordinazione. Va considerato anche l’alcol.
Antidepressivi. Alcuni antidepressivi, come gli SSRI (fluoxetina, sertralina) e i triciclici (amitriptilina, nortriptilina), potrebbero interagire con i cannabinoidi, con un possibile aumento di sonnolenza, agitazione o effetti sulla pressione e sul ritmo cardiaco.
Antipertensivi. La cannabis può abbassare la pressione o, in alcuni casi, alzarla e accelerare il battito. Combinata con farmaci per la pressione, può provocare capogiri o svenimenti, soprattutto ai cambi di posizione.
Anticoagulanti. Il warfarin, per esempio, può vedere alterata la sua azione. Chi assume anticoagulanti deve sempre informare il medico prima di usare cannabis.
Farmaci per il Parkinson. Su questo punto gli studi specifici sono scarsi. Un’interazione con la levodopa o con gli agonisti dopaminergici sarebbe plausibile, per esempio con un aumento di sonnolenza, capogiri o calo di pressione, ma al momento non sarebbe documentata in modo solido. Per questo il neurologo dovrebbe sempre essere informato prima di iniziare.
Attenzione, memoria e cadute. Molte persone con Parkinson hanno già problemi di equilibrio, pressione bassa alzandosi in piedi o difficoltà di memoria e concentrazione. Il THC può peggiorare proprio questi aspetti: può rallentare i riflessi, dare confusione e capogiri e aumentare il rischio di cadute. Il rischio sarebbe maggiore nelle persone anziane, in chi ha già disturbi cognitivi o allucinazioni e con dosi alte di THC. In questi casi, se il medico ritiene opportuna la cannabis, di solito si parte da dosi molto basse e con prodotti a prevalenza di CBD. Sugli effetti dell’uso prolungato nel Parkinson mancano ancora studi di lunga durata.
Guida e attività a rischio. La cannabis può ridurre la capacità di guidare e di svolgere attività che richiedono attenzione. Chi la assume dovrebbe evitare di mettersi alla guida finché non ne conosce gli effetti su di sé, e comunque seguire le indicazioni del medico.
Regola pratica. Qualunque uso di cannabis va comunicato al neurologo e al farmacista, insieme a tutti gli altri farmaci assunti, anche quelli da banco e i prodotti naturali.
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Gli aspetti legali in Italia
Il quadro normativo è in evoluzione: le informazioni che seguono sono aggiornate alla data indicata in fondo all’articolo.
Il riferimento principale è il decreto del Ministro della Salute del 9 novembre 2015, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 279 del 30 novembre 2015. Il decreto e il suo allegato tecnico definiscono le indicazioni per l’uso medico della cannabis e le modalità di prescrizione e dispensazione. Il testo è consultabile sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità, nella sezione dedicata alla cannabis a uso medico.
Gli impieghi previsti dal decreto sono: dolore e spasticità nella sclerosi multipla e nelle lesioni del midollo spinale, dolore cronico (in particolare neuropatico) resistente alle terapie convenzionali, nausea e vomito da chemioterapia, radioterapia o terapie per l’HIV, perdita di appetito e cachessia nei pazienti oncologici, con AIDS e nell’anoressia nervosa, glaucoma resistente alle terapie e movimenti involontari nella sindrome di Tourette. Il Parkinson non compare tra queste indicazioni. Il medico può comunque prescrivere anche in altri casi, sotto la propria responsabilità. Poiché il dolore cronico è un impiego previsto, questa indicazione potrebbe essere rilevante per alcune persone con Parkinson che soffrono di dolore persistente, ma la valutazione spetta al medico caso per caso.
Dove si trova la cannabis medica. Si acquista in farmacia con la ricetta del medico. È una preparazione galenica, cioè preparata dal farmacista, e non un farmaco industriale. Non tutte le farmacie la preparano: l’ASL può indicare quelle attive sul territorio.
Chi paga. Il rimborso a carico del Servizio sanitario dipende dalle regole della propria Regione, che stabiliscono per quali patologie e con quale percorso la cannabis è gratuita. Fuori da queste condizioni il costo è a carico del paziente.
La cannabis light non è un’alternativa alla cannabis medica. Ha una composizione diversa, non è controllata come un medicinale e non è pensata per uso terapeutico. Il suo stesso quadro legale è stato modificato nel 2025 ed è tuttora oggetto di contenzioso.
L’uso senza prescrizione resta illegale. Coltivare, acquistare o detenere cannabis al di fuori del percorso medico non è consentito, anche se lo scopo è alleviare i sintomi. L’unica strada lecita per un uso terapeutico è la prescrizione.
Come si accede alla cannabis medica in Italia
Il percorso generale è questo. Le modalità esatte cambiano da Regione a Regione: le trovi nella sezione successiva.
- Parlarne con il neurologo o con il centro Parkinson di riferimento. È il primo passo, soprattutto per valutare alternative terapeutiche e possibili interazioni.
- Valutazione. Il medico valuta i sintomi, la storia clinica e i farmaci assunti. Se il problema principale è il dolore, può essere utile una visita in un ambulatorio di terapia del dolore.
- Piano terapeutico. Quando la cannabis è ritenuta appropriata e si vuole il rimborso, nella maggior parte delle Regioni lo specialista del Servizio sanitario redige un piano terapeutico.
- Prescrizione. Il medico prescrive la cannabis con ricetta non ripetibile, da rinnovare volta per volta. In molte Regioni, sulla base del piano dello specialista, può prescrivere anche il medico di famiglia. Il medico informa il paziente su benefici e rischi e raccoglie il consenso informato.
- Ritiro in farmacia. Il farmacista prepara il prodotto e rilascia una copia timbrata della ricetta, che il paziente deve conservare come prova della legittimità del possesso.
- Monitoraggio. I dati anonimi di età, sesso e dosaggio vengono trasmessi all’Istituto Superiore di Sanità.
Consiglio pratico. Prima della visita, prepara l’elenco completo di tutti i farmaci che assumi e chiedi in modo esplicito quali controlli servono e per quanto tempo.
Domande da portare dal medico
- Per i miei sintomi, esistono alternative ancora da provare?
- La cannabis può interagire con i miei farmaci attuali?
- Nel mio caso rientra in un’indicazione rimborsata dalla mia Regione o sarebbe a mio carico?
- Chi può redigere il piano terapeutico nella mia zona?
- Quali segnali devo osservare e quando devo fermarmi?
Regione per regione: regole e a chi rivolgersi
Ogni Regione ha regole proprie su rimborso e prescrizione. Quasi nessuna pubblica un elenco di “centri per la cannabis”: nella pratica, per una persona con Parkinson i punti di accesso sono quasi sempre tre.
- Il neurologo del centro Parkinson o dell’ambulatorio per i disturbi del movimento che ti segue già.
- L’ambulatorio di terapia del dolore dell’ospedale più vicino, se il sintomo principale è il dolore cronico, che è l’indicazione più spesso rimborsata.
- Il Servizio farmaceutico territoriale della tua ASL, che può dirti quali farmacie preparano la cannabis e come funziona il rimborso in zona.
Clicca sulla tua Regione qui sotto per vedere le informazioni specifiche.
Abruzzo
Norma: legge regionale n. 4 del 4 gennaio 2014.
Rimborso: previsto a carico del Servizio sanitario regionale, con avvio della terapia in ospedale e prosecuzione a domicilio.
Chi prescrive: specialisti del Servizio sanitario; il medico di famiglia può proseguire la prescrizione a domicilio sulla base del piano terapeutico dello specialista.
Dove rivolgersi: neurologia o terapia del dolore della ASL di residenza (Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Lanciano-Vasto-Chieti, Pescara, Teramo); per la consegna, la farmacia ospedaliera o la propria Azienda sanitaria.
Basilicata
Norma: legge regionale n. 16 dell’11 luglio 2014.
Rimborso: previsto, nei limiti del budget delle aziende sanitarie, in ospedale, a domicilio e nelle strutture private accreditate.
Chi prescrive: lo specialista ospedaliero redige il piano terapeutico; il medico di famiglia può prescrivere per la terapia a domicilio.
Dove rivolgersi: neurologia o terapia del dolore dell’ASP di Potenza, dell’ASM di Matera o dell’AOR San Carlo di Potenza.
Calabria
Norma: legge regionale n. 33 del 21 ottobre 2022.
Rimborso: a carico del Servizio sanitario regionale dopo la prescrizione dello specialista e in assenza di alternative terapeutiche valide. La legge non elenca patologie specifiche.
Chi prescrive: il medico di famiglia, sulla base di un piano terapeutico redatto dallo specialista. La legge prevede che la Regione individui con un proprio atto gli specialisti e i centri autorizzati.
Dove rivolgersi: neurologia o terapia del dolore della propria ASP (Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia); la consegna avviene tramite le farmacie territoriali delle ASP o farmacie convenzionate autorizzate.
Campania
Norma: legge regionale n. 27 dell’8 agosto 2016 (modificata dalle leggi regionali n. 34/2016 e n. 23/2017) e decreto dirigenziale n. 123 del 21 maggio 2019.
Rimborso: solo per chi non risponde alle terapie convenzionali e per le indicazioni del decreto nazionale (tra cui dolore cronico, in particolare neuropatico, e dolore e spasticità nella sclerosi multipla). Per altri usi la prescrizione è possibile, ma a carico del paziente.
Chi prescrive: lo specialista del Servizio sanitario, il medico di famiglia o il pediatra, sulla base del piano terapeutico dello specialista.
Dove rivolgersi: neurologia o terapia del dolore della propria ASL; la cannabis viene consegnata da farmacie pubbliche o convenzionate che hanno aderito alla preparazione. Alcune ASL, come quella di Salerno, pubblicano l’elenco delle farmacie aderenti.
Emilia-Romagna
Norma: legge regionale n. 11 del 17 luglio 2014 e delibera di Giunta n. 1250 del 2016.
Rimborso: solo per due indicazioni: dolore nella sclerosi multipla con spasticità e dolore cronico neuropatico, entrambi resistenti alle terapie convenzionali e con dolore di intensità almeno 5 su 10. Tutti gli altri usi sono a carico del paziente.
Chi prescrive: qualsiasi medico può prescrivere a pagamento; la ricetta rimborsata può essere fatta solo da medici dipendenti o convenzionati con il Servizio sanitario, tramite la piattaforma regionale SOLE, per i residenti in Regione.
Dove rivolgersi: neurologia o terapia del dolore della propria AUSL; per le farmacie che preparano la cannabis, il servizio farmaceutico dell’AUSL.
Friuli Venezia Giulia
Norma: legge regionale n. 2 del 7 febbraio 2013, modificata dalla legge regionale n. 11 dell’8 luglio 2016; delibera di Giunta n. 1884 del 7 ottobre 2016.
Rimborso: previsto a carico del Servizio sanitario regionale, con possibilità di proseguire a domicilio.
Chi prescrive: l’avvio della terapia spetta a uno specialista di un centro individuato dalla Regione; la prosecuzione può essere prescritta anche dal medico di famiglia sulla base del piano terapeutico.
Dove rivolgersi: chiedere alla propria Azienda sanitaria (ASU Giuliano Isontina, ASU Friuli Centrale, ASFO) quali sono i centri autorizzati; la consegna avviene nelle farmacie ospedaliere, delle aziende sanitarie o convenzionate.
Lazio
Norma: decreti del Commissario ad acta U00151/2017 e U00470 del 3 dicembre 2018.
Rimborso: tra le Regioni con le indicazioni più ampie: qualsiasi dolore resistente ad altri trattamenti, spasticità resistente ad altri trattamenti di qualsiasi origine e malattie rare certificate dai centri regionali di riferimento, quando non esistono alternative.
Chi prescrive: le strutture pubbliche e accreditate del Servizio sanitario regionale.
Dove rivolgersi: neurologia o terapia del dolore di un ospedale pubblico o accreditato; la consegna diretta avviene tramite la farmacia della struttura che prescrive.
Liguria
Norma: legge regionale n. 28 del 2013 e delibera A.Li.Sa. n. 78 dell’11 aprile 2018.
Rimborso: previsto a carico del Servizio sanitario regionale per le indicazioni stabilite dalla Regione.
Chi prescrive: lo specialista del Servizio sanitario e il medico di famiglia, sulla base di un piano terapeutico.
Dove rivolgersi: neurologia o terapia del dolore della propria ASL o dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova; per le farmacie, il servizio farmaceutico della ASL.
Lombardia
Norma: delibera di Giunta XI/491 del 2 agosto 2018 e successive delibere sulle “Regole” del sistema sanitario.
Rimborso: per pazienti con esenzione per patologia oncologica, sclerosi multipla, glaucoma, anoressia nervosa, HIV, sindrome di Tourette e per i pazienti in terapia del dolore. Il codice di esenzione va riportato sulla ricetta.
Chi prescrive: lo specialista di una struttura pubblica o accreditata redige un piano terapeutico semestrale; dalla seconda ricetta può prescrivere anche il medico di famiglia. Dal 2019 sono stati inclusi anche i centri di cure palliative.
Dove rivolgersi: terapia del dolore o cure palliative della propria ASST; ogni ATS pubblica sul proprio sito l’elenco delle farmacie che preparano la cannabis.
Marche
Norma: legge regionale n. 1 del 22 gennaio 2013, legge regionale n. 26 del 7 agosto 2017, delibera di Giunta n. 1467 dell’11 dicembre 2017 e decreto n. 12/ASF del 19 dicembre 2017.
Rimborso: previsto per le indicazioni stabilite dal regolamento regionale.
Chi prescrive: secondo il regolamento regionale, a partire dallo specialista del Servizio sanitario.
Dove rivolgersi: neurologia o terapia del dolore della propria Azienda sanitaria territoriale (AST) o dell’Azienda ospedaliero-universitaria delle Marche.
Molise
Norma: non risulta una legge regionale specifica; si applica la disciplina nazionale.
Rimborso: in assenza di norme regionali, la cannabis è di regola a carico del paziente.
Chi prescrive: qualsiasi medico iscritto all’Ordine, con ricetta non ripetibile.
Dove rivolgersi: neurologia o terapia del dolore dell’ASREM; per le farmacie che preparano la cannabis, il servizio farmaceutico dell’ASREM.
Piemonte
Norma: legge regionale n. 11 del 15 giugno 2015 e delibera di Giunta n. 24-2920 del 15 febbraio 2016.
Rimborso: a carico del Servizio sanitario regionale per residenti e domiciliati in Piemonte, per le indicazioni del decreto nazionale (tra cui il dolore cronico resistente alle terapie convenzionali) quando le cure tradizionali non funzionano o danno effetti collaterali importanti.
Chi prescrive: specialisti delle strutture pubbliche e medici di famiglia. Il medico invia ogni sei mesi una relazione al Servizio farmaceutico territoriale della ASL.
Dove rivolgersi: neurologia o terapia del dolore della propria ASL o Azienda ospedaliera. Le associazioni di pazienti segnalano come punti di riferimento l’AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano, l’ASL di Biella, l’Ospedale San Lorenzo di Carmagnola, l’Ospedale Castelli di Verbania e la terapia del dolore dell’Ospedale Santi Antonio e Biagio di Alessandria. La cannabis rimborsata viene consegnata dalle farmacie ospedaliere delle ASL e delle Aziende ospedaliere.
Provincia autonoma di Bolzano
Norma: non risulta un atto provinciale specifico di ampia portata; si applica la disciplina nazionale.
Rimborso: da verificare con l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige.
Chi prescrive: qualsiasi medico iscritto all’Ordine, con ricetta non ripetibile.
Dove rivolgersi: neurologia o terapia del dolore dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige (comprensori di Bolzano, Merano, Bressanone, Brunico).
Provincia autonoma di Trento
Norma: delibera della Giunta provinciale sulla cannabis a uso medico.
Rimborso: previsto in alcuni casi, soprattutto per il dolore cronico quando le terapie convenzionali hanno fallito.
Chi prescrive: medici specialisti.
Dove rivolgersi: terapia del dolore o neurologia dell’APSS; le preparazioni vengono allestite e distribuite soprattutto dalle farmacie ospedaliere di Trento e Rovereto.
Puglia
Norma: legge regionale n. 2 del 12 febbraio 2014 e delibera di Giunta n. 512 del 19 aprile 2016.
Rimborso: previsto quando il trattamento inizia in ambito ospedaliero; a domicilio con ricetta del Servizio sanitario.
Chi prescrive: il medico dipendente o convenzionato con una struttura pubblica o privata accreditata; per la terapia a domicilio, il medico di famiglia sulla base del piano terapeutico dello specialista.
Dove rivolgersi: neurologia o terapia del dolore della propria ASL (Bari, BAT, Brindisi, Foggia, Lecce, Taranto) o del Policlinico di Bari; la consegna avviene tramite la farmacia ospedaliera.
Sardegna
Norma: disposizioni operative regionali (prot. n. 7757 del 21 marzo 2018).
Rimborso: previsto per le indicazioni stabilite dalle disposizioni regionali.
Chi prescrive: secondo le disposizioni regionali, a partire dallo specialista del Servizio sanitario.
Dove rivolgersi: neurologia o terapia del dolore della propria ASL o delle Aziende ospedaliero-universitarie di Cagliari e Sassari.
Sicilia
Norma: delibera n. 83 del 26 marzo 2014 e decreto assessoriale di gennaio 2020 con le linee guida regionali.
Rimborso: gratuita per il dolore cronico da moderato a grave che non risponde alle terapie disponibili, compreso il dolore da spasticità nella sclerosi multipla. Il decreto prevede che l’elenco possa essere ampliato in base a nuove evidenze.
Chi prescrive: lo specialista della struttura che avvia il trattamento, anche per la prosecuzione a domicilio.
Dove rivolgersi: terapia del dolore o neurologia della propria ASP o dei Policlinici di Palermo, Catania e Messina; per le farmacie, il servizio farmaceutico dell’ASP.
Toscana
Norma: legge regionale n. 18 dell’8 maggio 2012 e delibera di Giunta n. 988 del 10 novembre 2014.
Rimborso: previsto per le indicazioni stabilite dalla Regione, con avvio in ospedale e prosecuzione a domicilio.
Chi prescrive: lo specialista del Servizio sanitario e, per la prosecuzione, anche il medico di famiglia.
Dove rivolgersi: neurologia o terapia del dolore della propria Azienda USL (Toscana Centro, Nord Ovest, Sud Est) o delle Aziende ospedaliero-universitarie di Firenze, Pisa e Siena.
Umbria
Norma: legge regionale n. 7 del 17 aprile 2014.
Rimborso: solo se il medico che prescrive è dipendente del Servizio sanitario e usa il ricettario del Servizio sanitario.
Chi prescrive: medici dipendenti del Servizio sanitario regionale.
Dove rivolgersi: neurologia o terapia del dolore dell’USL Umbria 1 o 2, o delle Aziende ospedaliere di Perugia e Terni.
Valle d’Aosta
Norma: non risulta una legge regionale specifica; si applica la disciplina nazionale.
Rimborso: da verificare con l’Azienda USL della Valle d’Aosta.
Chi prescrive: qualsiasi medico iscritto all’Ordine, con ricetta non ripetibile.
Dove rivolgersi: neurologia o terapia del dolore dell’Ospedale Parini di Aosta.
Veneto
Norma: legge regionale n. 38 del 28 settembre 2012, delibera di Giunta n. 1428 del 2016 e delibera di Giunta n. 750 del 4 giugno 2019, che ha aggiornato le indicazioni rimborsabili.
Rimborso: per le indicazioni elencate negli allegati regionali, con un piano terapeutico regionale.
Chi prescrive: lo specialista del Servizio sanitario redige il piano terapeutico; il medico di famiglia può proseguire la prescrizione.
Dove rivolgersi: neurologia o terapia del dolore della propria ULSS o delle Aziende ospedaliere di Padova e Verona; la cannabis può essere preparata dalle farmacie ospedaliere o da farmacie convenzionate.
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere del medico, del neurologo o del farmacista. Non va usato per decidere da soli di iniziare, modificare o interrompere alcuna terapia.
A cura della Redazione Parkinson.live. Ultimo aggiornamento: 11 ottobre 2026.
Fonti
- Holden SK, Domen CH, Sillau S, Liu Y, Leehey MA. Higher Risk, Higher Reward? Self-Reported Effects of Real-World Cannabis Use in Parkinson’s Disease. Movement Disorders Clinical Practice, 2022.
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- Varshney K, et al. Cannabinoids in Treating Parkinson’s Disease Symptoms: A Systematic Review of Clinical Studies. Cannabis and Cannabinoid Research, 2023. doi: 10.1089/can.2023.0023.
- Gandor F, Ebersbach G. Cannabinoids in the treatment of Parkinson’s disease. Neurology International Open, 2017; 1(4): E307-E311.
- Urbi B, et al. Effects of cannabinoids in Parkinson’s disease animal models: a systematic review and meta-analysis. BMJ Open Science, 2022. doi: 10.1136/bmjos-2022-100302.
- Yenilmez F, Fründt O, Hidding U, Buhmann C. Cannabis in Parkinson’s Disease: The Patients’ View. Journal of Parkinson’s Disease, 2021. doi: 10.3233/JPD-202260.
- Cannabis-Based Oil for Pain and Other Non-Motor Symptoms in Parkinson’s Disease: A Randomized Controlled Trial. Movement Disorders, 2026.
- Cannabidiol and cognitive functions/inflammatory markers in Parkinson’s disease: A double-blind randomized controlled trial at Buriram Hospital (CBD-PD-BRH trial). Parkinsonism & Related Disorders, 2025.
- Petersen et al. Tabella delle interazioni dei prodotti a base di cannabis, PMC10656908.
- Decreto del Ministro della Salute 9 novembre 2015, Gazzetta Ufficiale n. 279 del 30 novembre 2015.
- Normative regionali citate nella sezione “Regione per regione”; raccolte dell’Associazione Luca Coscioni e di pazienticannabis.it; siti di ASL e ATS (Salerno, Brescia) e della Regione Siciliana.



