A cura della Redazione Parkinson.live. Articolo aggiornato all’11 ottobre 2026. Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono le indicazioni del neurologo.
L’idrocefalo normoteso è una condizione in cui il liquido che circonda e protegge il cervello si accumula nelle sue cavità interne, i ventricoli, che si allargano. Il nome “normoteso” indica che, quando la si misura, la pressione del liquido risulta normale o quasi. Rientra tra i parkinsonismi secondari ed è importante perché, a differenza di molte altre forme, si può curare.
In breve
- È un accumulo di liquido nei ventricoli del cervello, tipico dopo i 65 anni.
- I tre sintomi tipici: difficoltà a camminare, urgenza o incontinenza urinaria, calo della memoria.
- Può essere scambiato per Parkinson o demenza.
- È una delle poche cause di questi sintomi che si può migliorare con un intervento.
I sintomi
1. Difficoltà a camminare. È il primo sintomo e il più importante. I passi sono corti e larghi, i piedi sembrano “incollati” al pavimento, è difficile partire e girarsi. L’aspetto ricorda il Parkinson, ma le braccia di solito si muovono normalmente.
2. Disturbi urinari. All’inizio urgenza e bisogno frequente di urinare, più avanti incontinenza.
3. Calo cognitivo. Lentezza nel pensare, difficoltà di attenzione, apatia, dimenticanze.
Non sempre i tre sintomi sono presenti insieme: la difficoltà a camminare può restare a lungo l’unico segno.
Le cause
Nella maggior parte dei casi, soprattutto dopo i 65 anni, non si trova una causa precisa e si parla di forma idiopatica. Più raramente segue un’emorragia cerebrale, un trauma o una meningite.
Come si fa la diagnosi
- Visita neurologica e valutazione della camminata, con misure come il tempo per percorrere alcuni metri.
- TAC o risonanza magnetica: mostrano i ventricoli allargati e altri segni tipici.
- Tap test: con una puntura lombare si toglie una certa quantità di liquido e si ricontrolla la camminata nelle ore o nei giorni successivi. Un miglioramento indica che l’intervento ha buone probabilità di funzionare.
- In alcuni centri si usano esami aggiuntivi, come la misurazione della pressione del liquido nel tempo o un drenaggio per alcuni giorni.
L’intervento
La cura è chirurgica: il neurochirurgo inserisce una derivazione (shunt), un sottile tubicino con una valvola che porta il liquido in eccesso dai ventricoli all’addome, dove viene riassorbito. La valvola si può regolare dall’esterno anche dopo l’intervento.
- Il sintomo che migliora di più e più spesso è la camminata; anche i disturbi urinari possono ridursi. La memoria migliora meno spesso.
- I risultati sono migliori se l’intervento avviene presto, prima che i sintomi diventino gravi.
- Come ogni intervento ha dei rischi, come infezioni, drenaggio eccessivo o malfunzionamento della valvola. Il neurochirurgo valuta benefici e rischi caso per caso.
Perché parlarne con il neurologo
L’idrocefalo normoteso viene spesso scambiato per Parkinson, per demenza o per “normale invecchiamento”. Se una persona anziana ha soprattutto difficoltà a camminare, magari insieme a disturbi urinari, e la levodopa non aiuta, vale la pena chiedere al neurologo se questa possibilità è stata esclusa. Il percorso diagnostico si fa in centri con esperienza di neurologia e neurochirurgia.
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere del medico o del neurologo. Una diagnosi di parkinsonismo può essere posta solo da uno specialista.
Fonti
- MSD Manuals, edizione professionale: Parkinsonismo secondario e atipico (revisione marzo 2026).
- Azienda Ospedaliera ARNAS Garibaldi di Catania, fascicolo informativo sull’idrocefalo normoteso (progetto PNRR).



