A cura della Redazione Parkinson.live. Articolo aggiornato all’11 ottobre 2026. Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono le indicazioni del neurologo.
Non tutti i sintomi simili al Parkinson nascono da una malattia del cervello. A volte la causa è un farmaco. Si parla allora di parkinsonismo da farmaci, o iatrogeno: è il più frequente dei parkinsonismi secondari ed è importante riconoscerlo, perché spesso si può risolvere.
In breve
- È la causa più comune di parkinsonismo dopo la malattia di Parkinson.
- Lo causano farmaci che bloccano la dopamina: alcuni antipsicotici, farmaci contro nausea e cattiva digestione, alcuni farmaci per vertigini ed emicrania.
- Spesso è reversibile: i sintomi possono sparire nei mesi successivi alla sospensione.
- Non sospendere mai un farmaco da solo: parlane prima con il medico che lo ha prescritto.
Perché succede
Il Parkinson nasce da una carenza di dopamina in alcune aree del cervello. Alcuni farmaci bloccano i recettori della dopamina o ne riducono le scorte: l’effetto sul movimento è simile, anche se le cellule nervose sono sane. Il rischio è maggiore nelle persone anziane, nelle donne, con dosi alte e con trattamenti lunghi.
I farmaci più spesso coinvolti
Antipsicotici (neurolettici), usati per disturbi psichiatrici, agitazione o insonnia negli anziani: per esempio aloperidolo, clorpromazina, risperidone. Alcuni antipsicotici più recenti danno questo effetto meno spesso.
Farmaci per nausea, reflusso e cattiva digestione che agiscono sulla dopamina: levosulpiride, molto prescritta in Italia per la dispepsia, metoclopramide e altri procinetici. Sono farmaci comuni e spesso presi per lunghi periodi, per questo meritano attenzione.
Farmaci per vertigini ed emicrania: flunarizina e cinnarizina.
Altri: tetrabenazina, usata per alcuni movimenti involontari; il litio nei trattamenti lunghi; più raramente l’acido valproico e alcuni antidepressivi.
L’elenco non è completo. In caso di dubbio, il foglietto illustrativo riporta tra gli effetti indesiderati i “sintomi extrapiramidali” o “parkinsonismo”.
Come riconoscerlo
- I sintomi compaiono settimane o mesi dopo l’inizio di un nuovo farmaco o un aumento della dose.
- Sono spesso simmetrici, cioè uguali su entrambi i lati del corpo.
- Possono comparire anche movimenti involontari della bocca o della lingua, o un senso di irrequietezza.
- La DaTscan è di solito normale, a differenza del Parkinson.
Cosa fare
- Non sospendere il farmaco da solo. Alcuni medicinali, soprattutto quelli psichiatrici, non vanno interrotti di colpo.
- Porta al medico o al neurologo l’elenco completo di tutto ciò che prendi, compresi i farmaci per lo stomaco e per le vertigini, che spesso non si pensa di citare.
- Il medico valuterà se ridurre, sospendere o sostituire il farmaco con uno che non agisce sulla dopamina.
- Dopo la sospensione i sintomi migliorano di solito in settimane o mesi, a volte fino a un anno.
Se i sintomi non spariscono del tutto, il farmaco potrebbe aver fatto emergere un Parkinson che era già presente ma non ancora evidente. In questi casi il neurologo può proporre altri esami e controlli nel tempo.
Per chi ha già il Parkinson
Gli stessi farmaci possono peggiorare i sintomi di chi ha già la malattia di Parkinson. Per nausea, insonnia o agitazione esistono alternative più sicure: chiedi sempre al neurologo o al farmacista prima di iniziare un nuovo medicinale, anche se prescritto da un altro specialista.
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere del medico o del neurologo. Una diagnosi di parkinsonismo può essere posta solo da uno specialista.
Fonti
- MSD Manuals, edizione professionale: Parkinsonismo secondario e atipico (revisione marzo 2026).
- Foglietti illustrativi dei medicinali citati (banca dati farmaci AIFA).



